Sono arrivata il 10 marzo a Idomeni. Pensavo di avere letto abbastanza articoli ed aver visto abbastanza immagini ed aver capito com’è la situazione qui.

Per parlare delle persone che vivono qui non mi riferirò a loro chiamandoli rifugiati perché prima di tutto sono esseri umani. Sono esseri umani a cui sono negati tutti i diritti umani, persino la dignità.

Non appena ho messo piede nel campo ho capito che questa è una delle situazioni che devi per forza vivere, che devi vedere con i tuoi occhi per comprenderla davvero.

Dal giorno in cui sono arrivata, fino al 20 marzo ha piovuto tutti i giorni, con diversa intensità, ma sempre pioggia.

Camminando nel campo, i miei piedi protetti da stivali di gomma sprofondavano nella terra, letteralmente. Poi mi guardavo attorno e vedevo gente con scarpe da ginnastica o ciabatte. In pochi avevano delle calzature adatte alla situazione. Camminavo nel campo per raggiungere alcune tende e consegnare vestiti, calze e piccoli sacchetti della spazzatura per proteggere i piedi dal fango e dall’acqua, dato che le scarpe erano inadatte allo scopo.

Tende. La gente vive nelle tende, in mezzo ad un campo. Dopo giorni di pioggia le tende erano fradice, entrava il fango in alcune di esse.
tende idomeni 5
Alcuni volontari passavano di tenda in tenda, per ricoprirle con un telo di plastica più spesso e resistente e proteggerle dalla pioggia.

In questo campo vivono circa 12000 persone, per la maggior parte famiglie con bambini tra gli 0 e i 7 anni.

Ci sono tantissime donne in gravidanza, c’è anche chi ha partorito nella tenda in cui è costretto a vivere perché non ha un altro posto dove andare.

Ci sono pochi bagni pubblici (in rapporto al numero di persone presenti nel campo). I bagni pubblici a Idomeni sono i Toi Toi: i bagni chimici che normalmente noi troviamo ai concerti. Le persone accampate e bloccate a Idomeni a causa della chiusura della Rotta Balcanica e, di conseguenza, del confine macedone, usano questi bagni tutti i giorni: 12000 persone.

Ci sono persone che non fanno la doccia da un mese: bambini, anziani, adulti e ragazzi.

Non c’è acqua corrente, né elettricità nel campo. Le condizioni igieniche sono drammatiche.

Le poche organizzazioni internazionali presenti (UNHCR, Medici Senza Frontiere, Praxis) non hanno abbastanza personale per poter dare una dignitosa assistenza a tutti.

Fortunatamente ci sono tantissimi volontari internazionali, auto-organizzati che provvedono alla distribuzione di pasti caldi, panini, vestiti, cibo e medicinali.

Nessun bambino va a scuola, nemmeno il diritto all’istruzione è garantito.

Ci sono pochissimi medici, le persone devono fare delle file infinite per essere visitati. I medici sono presenti solo in un punto del campo, quindi la maggior parte delle persone continua a star male e basta perché non riesce a camminare fino allo studio medico. Sono presenti, anche se non continuativamente, dei furgoni di medici volontari che danno assistenza in diversi punti del campo.

Tutto quello che facciamo qui (tra volontari e organizzazioni internazionali) non è sufficiente, copre solo una minima parte delle necessità delle persone qui presenti.

Indipendentemente dai motivi per cui tutta questa gente è bloccata a Idomeni, è inammissibile che degli esseri umani siano lasciati a vivere in queste condizioni.

È inammissibile che i governi europei facciano finta di non vedere quello che succede qui.

Idomeni non è solo tende e fango: nelle stazioni di servizio lungo la superstrada che porta al confine con la Macedonia sono accampate altre migliaia di persone, con ancora meno assistenza di quelle che stanno al campo. Solo Medici Senza Frontiere manda degli operatori a controllare le loro condizioni di salute. I volontari internazionali vanno a distribuire pasti caldi anche in quegli accampamenti.

Se nel campo circolano poche informazioni e talvolta anche informazioni false, nelle stazioni di servizio non arriva niente.

Per questo motivo, un’altra attività dei volontari è quella di distribuire volantini in diverse lingue con le informazioni relative alle procedure per la richiesta di asilo in Grecia, per il ricongiungimento familiare e per fare richiesta di iscrizione al programma di ricollocamento in un altro stato dell’Unione Europea.

Ogni persona deve avere il diritto di viaggiare, indipendentemente dai motivi per cui decide di farlo.

Tutte le persone che si trovano in Grecia al momento (circa 44.000) sono bloccate in questo stato che non ha la capacità economica di gestire l’accoglienza, né di gestire la parte burocratica delle domande di asilo, di ricollocamento o di ricongiungimento familiare.

Fino a quando ci saranno persone senza diritti, ci sarà la società civile di tutto il mondo a lottare al loro fianco.

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