Palestina…

Sono stata in Palestina. Sembrava un percorso pieno di ostacoli – il doppio passaporto con richiesta di urgenza, scalo a Francoforte, trovare un taxi collettivo sotto mezzanotte – ma alla fine, nella notte del 12 agosto ho visto le mura di Gerusalemme. Belle. Ma dentro non c’era nessuno. Una di quelle idee folli, vagare a piedi trascinandosi una valigia alle 2 di notte da sola nella città vecchia di una nazione sconosciuta, cercando un ostello prenotato.

La mattina dopo ho trovato il gruppo. La giornata era libera fino alle 19. Ho iniziato sedendomi a un bar verso l’ora di pranzo, mangiando uova strapazzate e osservando la gente. Sabato, shabbath. I soldati che presidiano la porta di Damasco. L’uscita che si ingorga sotto il flusso di una folla improvvisa. Venditrici di frutta e verdura sedute a terra con le loro cassettine…..

…. no, non riesco a raccontarla così, con leggerezza. Abbiamo fatto un lungo percorso, graduale, che ci ha portato dentro un paese sotto occupazione, fatto di checkpoint nei quali noi, infastiditi, passiamo ed il soldatino israeliano mi dice grazie perché acconsento a mostrargli il mio passaporto. Grazie al cazzo, ho pensato. I nostri due amici palestinesi, con la loro “carta verde”,  non possono entrare, a vedere come avete ridotto Hebron. Li lasciano venire con noi per i controlli dei documenti e poi li rispediscono indietro. E uno di loro nemmeno voleva provarci, ma l’amico lo ha convinto. Allora diventiamo noi, gli internazionali, responsabili del loro benessere: ho ignorato gli inviti ad uscire del soldato, diventata sorda di colpo, perché non te lo devi nemmeno sognare di trattenerlo o fargli del male, maledizione!

E questi ragazzi scherzano, si occupano di bambini e teenagers e dei loro traumi, le ragazze vengono ad abbracciarci quando ci commuoviamo ai loro racconti, uomini raccontano con leggerezza quello che gli è successo in prigione dove li hanno tenuti settimane solo “per interrogarli”, senza accuse, asciugano le lacrime di chi li ascolta con un gesto di una mano, ti dicono che bisogna restare consapevoli per non perder la ragione.

Ma condividere alcune notti di rischio potenziale di attacchi dei soldati al campo profughi dove dormivamo è il nostro poco. “Potrei-vorrei restare un po’ di più”, dico, ma poi risaliamo sul nostro aereo, pieni di storie.

Ecco una storia: passi le sere qui, sul terrazzo dell’associazione, a parlare con le persone. Cosa sono quelle “casette” laggiù piene di libri? Un progetto, un’idea a cui lavoravano i ragazzi… Raed, 21 anni, e altri avevano pensato di realizzare un bookcrossing dentro il campo profughi: ognuno poteva prendere libri da queste casette e riportarne, cosìcché in tanti potessero leggere a gratis.

E come mai sono mezze costruite? Raed è in un ospedale israeliano, in coma dal 9 agosto. E’ quello a sinistra, nella foto.

Che è successo il 9 agosto? Alle 4 di mattina migliaia di soldati israeliani sono venuti a sparare gas lacrimogeno, proiettili di gomma e proiettili veri nel campo profughi. Raed dormiva su un materasso sulla soglia di casa, perché in casa sua erano troppi. Quando son arrivati, ha cercato di fuggire. Non era fra i ragazzi che lanciavano sassi. Gli hanno sparato contro 7 colpi, a distanza ravvicinata. Hanno colpito anche un altro ragazzo alle gambe. Ed un soldato è rimasto ferito, colpito da un proiettile sparato dai suoi commilitoni. L’ambulanza ha soccorso prima lui. Raed è rimasto due ore a dissanguarsi per terra. Poi se lo sono preso e l’hanno portato all’ospedale Hadassah a Gerusalemme. I suoi familiari non potevano fargli visita – perchè nessun palestinese della Cisgiordania può entrare a Gerusalemme e perchè fare eccezioni? … solo il suo avvocato che comunque hanno fatto attendere 3 giorni, perchè il ragazzo veniva ritenuto “un sospetto” e trattenuto in arresto. E  oggi questo ragazzo è morto. La notizia ci arriva tramite i social network postata dai suoi amici, un appello ad andare a sostenere la madre lanciato dall’associazione in cui faceva volontariato, prima che dai siti di informazione.

A noi sembrano da qui situazioni incredibili: l’esercito occupante che di notte compare e attacca in un campo profughi?! Dove vivono uomini, donne, bambini?! Per fare esercitare i propri soldati di leva contro persone?! L’hanno fatto 96 volte nel 2016, circa due volte per settimana in media. E una settimana dopo aver colpito questo ragazzo hanno arrestato suo fratello. E prima, in luglio, ne avevano arrestato un altro. Il fratello emigrato in Germania è tornato per aiutare e pochi giorni dopo, in un altro raid, è rimasto ucciso.

Ora voi potete chiedere della tomba di Cristo, del Getsemani, della chiesa della Natività… di come son assurdi gli ebrei ultraortodossi che girano in vestaglia coi loro spaghi legati in vita per ricordarsi non si sa che, con le kippah e i colbacchi o le loro donne vestite ancora come negli anni ’50, che portano parrucche per non mostrare i loro veri capelli…

E dire che la situazione è complessa, e lunga decenni…

Ma qui sta succedendo un’ingiustizia, adesso. E strappa lacrime ai bambini quando i soldati arrestano i loro animatori, mentre stavano solo cantando. O quando ai soldati gira il ghiribizzo di sequestrare tutta la merce a un bambino – penne e quaderni che vendeva con un banchetto per strada. E provate a mettervi nei panni di persone malate o donne in travaglio trattenute ai checkpoint da soldatini di 20 anni che credono di potere abusare del loro potere. E no, questo muro dell’apartheid “is not very beautiful”, nemmeno pieno di graffiti. Nè lo sono i campi in cui i frutti marciscono perché ai proprietari è vietato entrarci o il centro di Hebron coi negozi chiusi, reso deserto, per la sicurezza dei coloni. Fanno un deserto e lo chiamano pace.

E’ apartheid, questo. Quello che è incomprensibile non è che noi ne parliamo, ma perché voi credete che simili violazioni dei diritti umani non siano affare vostro…

PS E adesso, come spesso fanno… non vogliono restituire il corpo alla famiglia. Hanno dovuto fare ricorso alla corte suprema.

Questo articolo su Mondoweiss approfondisce alcuni aspetti di quanto accaduto. Raed era stato già minacciato di morte.

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