IL RACCONTO DEL CAMPO DI LAVORO E FORMAZIONE: NONVIOLENZA E LEGALITA’
Abbiamo tolto pietre e gomme, spostato cancelli, strappato lo stallatico dal fondo della stalla, tagliato piante e pulito l’orto, lavato pavimenti , dormito su materassi recuperati, cucinato con il FORNO SOLARE e infine con il pannello al silicio caricato i telefonini.
Abbiamo conosciuto la realtà della cascina Nosedo, in fondo a Via San Dionigi, che viene pressidiata e rimessa a posto (per quanto possibile) dalla coop La Strada e consorzio SIR, dopo averla strappata all’illegalità.

La scritta “infami” figura ancora incisa nel muro di una stanza al primo piano. Nonostante una mano di azzurro sia calata su di lei per nascondere i ghirigori della vergogna .
Badili, carriole,rastrelli, cesoie, zappe, guanti da lavoro e scarpe rinforzate sono stati gli strumenti usati, gli altri strumenti utilizzati, più immateriali, sono stati la passione , il piacere di fare una cosa giusta, il lavoro collettivo che non è mai fatica se sai che serve a guarire luoghi affamati di giustizia.
Hanno partecipato al campo una decina di persone , ragazzi giovani proiettati in quella periferia dalla “ buona scuola “ che propone l’alternanza di ore di studio e di lavoro, ragazzi del Servizio Volontario Europeo , popolo vario, russi, ucraini, argentini, spagnoli e cittadini del mondo, collaboratori e responsabili della Casa per la Pace (un negozio in Via D’Agrate, pieno zeppo di buoni propositi, un negozio che vende non chincaglierie cinesi ma solo solidale convivialità. In un quartiere non facile).
Abbiamo discusso e studiato nei pomeriggi infuocati di questo luglio pieno di luce e di colore: tecniche e pratiche della nonviolenza , la scoperta del nostro potere di cambiamento individuale e collettivo, la convinzione maturata che insieme si può dilatare il presente e creare orizzonte. Anche facendo cose piccole come le nostre. In fin dei conti abbiamo concluso anche la nostra vita è piccola e limitata nel tempo, ma forse anche per questo cambia con le esperienze semplici, minime. Quelle piene di energia, di emozione, di passione.
In questi pochi giorni sono accadute molte cose che hanno modificato la monotonia del quotidiano, tante storie , volti, linguaggi, mondi si sono intrecciati. Nuovi e vecchi propositi e scelte di vita si sono confrontati. Temi a volte complessi. Come l’importanza o meno dei leader nei gruppi associativi, il carisma e il potere decentrato, il gioco di squadra, l’empowerment, parola misteriosadel suo significato profondo. E ancora : il racconto di una nuova scuola, la resistenza dei modelli educativi umanistici italiani rispetto a quelli anglosassoni, il senso della legalità, la zona grigia.
La sera invece dopo una bella doccia con la canna del giardino e dopo avere smosso i panni polverosi e indossate le magliette pulite esplodeva la festa : abbiamo ospitato una comunità di persone con fragilità psichiatriche e con loro abbiamo ballato rock sino a notte inoltrata per accorgerci poi alla fine che “ DA VICINO NESSUNO E’ NORMALE”… E infine l’ultima sera cantato tutto il repertorio canoro mondiale proiettando i testi su di una parete scalcinata. (Durante questi giorni abbiamo ricevuto una sola visita da parte di un vicino del quartiere, in particolare della Banca del Tempo. Peccato…)
C’e’ stato il tempo anche per interminabili sudate partite al calciobalilla. Cosa vi porterete a casa ha chiesto infine Mercedes che del campo è stata l’animatrice infaticabile ai campisti e che la mattina passava a svegliare gli assonnati con la chitarra o la fisarmonica.
Tutti hanno detto i sorrisi e la bellezza della comunità che ti fa crescere e che ti permette di uscire dal senso di impotenza davanti alle ingiustizie.
Un grazie enorme a chi ci ha regalato quest’opportunità.
E’ da ripetere, ma la prossima volta, vogliamo che ci siate anche voi.

FOTO FB

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